Grazia Massone

Custodire

Un quadro  come una pagina,  su cui l’artista scrive la storia che ci vuole raccontare, ma che questa volta altri hanno raccontato prima di lui. È la storia lontana e presente della creazione, quando descrive il luogo della perfetta armonia dell’uomo con il creato. Il racconto si apre e si chiude nello spazio indefinito dell’Eden, che l’uomo è chiamato a coltivare e custodire.  Il dipinto di Vicentini interpreta questo luogo sognato trasferendolo nello spazio del dipinto, di cui il pittore è custode.  L’artista stesso si meraviglia di fronte alla sua opera, al risultato del suo coltivare. Il procedimento attraverso cui Vicentini  realizza le sue opere ha strettamente a che fare con il comandamento divino: coltivare e custodire. Vicentini non dipinge direttamente la tela, che viene preparata con un trattamento neutro, come un campo pronto ad accogliere la semina. L’artista lavora in due fasi. Nella prima dipinge con ottimi acrilici, di cui conosce tutti i nomi e le caratteristiche. Il colore è però appoggiato direttamente dal tubetto sul foglio di polifoil, senza utilizzare il pennello. Sovrappone quindi un secondo foglio al primo e –questa volta utilizzando il pennello, seppure sopra la membrana trasparente- muove il colore creando forme e mescolanze solo in parte prevedibili. Con la delicatezza e la ritualità di un pittore di icone separa i due fogli su cui galleggiano i campi di colore. Inizia la seconda fase del suo operare, in cui la libera espressività cromatica viene imbrigliata. I fogli sono ritagliati nelle parti dipinte e poi disposti sulla tela. La particolare tecnica permette di scegliere per ciascun colore la versione opaca o il suo corrispondente lucido (visto nella trasparenza del supporto). 

Vicentini è un pittore a tutto tondo, che si implica quotidianamente con l’antica arte dei colori. Ma nasconde un animo di scrittore ed è così che i suoi quadri sono “scritti”, con una grafia che non ha corrispondenze semantiche condivise, ma che segue ugualmente una rigorosa grammatica.  In questo dipinto le forme dai colori “fragranti” (come li definisce Vicentini) sono imbrigliate dalle tre linee parallele di colori e dimensioni diverse che delimitano il campo della pittura e al tempo stesso alludono all’infinito, verso cui si dirigono. Come in un’icona c’è una profondità e una religiosità, sottolineata dalla presenza del color oro-bronzo nella parte superiore.  

Il titolo “Custodire”  riunisce il doppio significato di cura della memoria (il quadro è dedicato ai genitori dell’artista), sia la custodia della pittura.

 


Testi critici

Claudio Cerritelli, Permutazioni e resistenze sulla pittura di Giorgio Vicentini Claudio Cerritelli, Il colore crudo di Giorgio Cecilia De Carli, Non ho parole Flaminio Gualdoni, Vicentini, un diario intimo per svelare le emozioni con la forza dei colori Giorgio Vicentini, Se Sergio Vanni, Le carte nascoste di Giorgio Licia Spagnesi, Il colore di Giorgio Martina Corgnati, Le intenzioni Sara Honegger Chiari, Poi arriva la pittura Vittoria Broggini, L'orizzonte comprensivo di Giorgio Cecilia De Carli, Piccole conversazioni a proposito dell'installazione IN CORPORE EXPO 2015 Ettore Ceriani, Giorgio Vicentini e il sogno della realtÓ Marina De Marchi, A Castello Grazia Massone, Custodire Giovanni Maria Accame, L'esperienza della pittura Claudio Cerritelli, Scintille Riccardo Prina, Assalto e Difesa Vittoria Broggini, Appunti di Volo Claudio Cerritelli, Catturando il divenire della pittura - Catalogo "Cattura", Studio d'Arte del Lauro, ottobre 2017 Francesco Tedeschi, Diario critico bisestile dell'anno 2000 ed. Campanotto, Udine 2012 Erika La Rosa, Non basta un solo tentativo per catturare l'orizzonte - Varesenews, 21 novembre 2017
Giorgio Vicentini visual artist