Luciano Caramel

Centottanta gradi - Gennaio 1990

Grande respiro pensile, soprattutto. Ma anche Sonde, Appartenere, Terre Emerse, tra le oere qui esposte. E in un immediato passato Grande Endogeno, e ancora, ripetutamente Sonde.

Perché siffatto richiamo a quanto è interno, anzi intimo, corporeo addirittura? Vien naturale chiederselo in una pittura che a un primo sguardo si offre quasi in una proclamata inespressività, chiusa com'è ermeticamente, entro una soglia minimale di percettibilità, per i toni cupi, e per qual conseguente uniformità, e indecifrabilità.

Cero si tratta di una spia di qualcosa che, pur nella pittura, alla pittura non è riducibile, di un avvertimento a non accostare, e intendere, questi quadri come prove di un esclusivo, o anche preminente, intento analitico. Come invece la pittura-pittura, o nuova pittura, di un ventennio fa.

E neppure con quelle aperture-oltre l'attestamento formalistico sul dipingere in quanto tale-che l'analitica dei procedimenti "dell'arte" in un certo senso travalica nel proporsi con propositi ideologici, come appunto nei primi anni Settanta, nei lavori, e nelle connesse teorizzazioni, attorno a "Support-surface" (e perché no, già nei secondi anni Quaranta, nelle posizioni di "Forma 1".

Del tutto fuorviante, infatti sarebbe il decifrare i quadri di Giorgio Vicentini in chiave di un azzeramento formale, con la perdita, o l'annegamento, della struttura, e delle valenze medesime del colore, in un indistinto continuum che solo le sagomature e le articolazioni dei rapporti tra le varie parti dei polittici che l'artista abitualmente ci offre in qualche modo spezzano e differenziano. Un contatto più approfondito, un'attenzione appuntata con maggior insistenza sulle scure superfici, ed anche una ricerca di visuali privilegiate, e di illuminazione mirata, rivela presto qualcosa di ben diversamente complesso. Quanto appariva come impenetrabile, e quasi sigillato in una sua inaccostabile autosufficienza, va animandosi, mostrando corrugamenti, tracce, inquieti bagliori che lasciano intravedere, o talora solo intuire, una vita latente.

Si è così indotti ad andar oltre un esame frettoloso, a contrastare l'impressione iniziale, e, in un certo senso, a ripercorrere a ritroso il procedimento dell'artista. Che prima, sì, programma con lucidità progettuale l'opera, nelle dimensioni e nei nessi strutturali, nei singoli pannelli e nelle loro connessioni, trattandosi appunto spesso, come s'è già detto, di lavori composti da più pezzi. Ma che poi aggredisce il supporto (pur esso definito nelle proporzioni e nella sagomatura. quindi non casuale) con una gestualità diretta, eccitata, con l'estrinsecazione di pulsioni intense, secondando un'urgenza liberatoria, sfogandosi quasi. E che solo da ultimo, dopo aver scaricato la tensione espressiva, riprende i pennelli per accanirsi a coprire il piano, strato dopo strato, e con colori gradualmente più saturi.

Tutt’altro perciò, da un freddo proporsi di problemi solo metalinguistici. E invece un fare in presa diretta con l'emotività, assecondata e poi controllata, im una dialettica tra espressione e verifica: mentale e formale, e quindi pure linguistica. Anzi prevalentemente linguistica, a certo punto, giacché il risultato finale deriva da calcolati propositi inerenti al come dire, oltre che tuttavia al "cosa". Anche in connessione, ciò, col senso di conquistare un equilibrio dopo aver allentato i freni della coscienza: che non è rimozione, invece di ripresa cosciente, e di giudizio, di quanto s'era estrinsecato ad un livello di allentamento (intenzionale, va ribadito) dei freni inibitori. Il percorso seguito nella prima fase resta presente a Vicentini in questo secondo tempo. Egli ha memorizzato quanto prima era avvenuto, ed era rimasto impresso nell'opera. Per cui copre quello che vuole, e solo quello, tenendo conto anche di ciò che progressivamente lungo la lavorazione, è ormai scomparso. Esemplare, al proposito, una delle opere presentate in questa mostra "180 gradi", nella quale tale coesistere nell'esito finale di istantaneità e di dipanata temporalità è raggiunto senza sovrapposizioni dichiarative. In quel proporsi in orizzontale dell'angolo piatto è in realtà icasticamente patente la successione, il divenire, non annullati, ma offerti in una compressa simultaneità, dove il tutto non coarta il particolare. Come del resto in un altro lavoro, "Camion", in cui tuttavia la sintesi va colta nella somma delle tavole, che singolarmente fissano, come in un campionario (e quindi secondo modi più dichiarativi), situazioni differenziate. E ancora tale popolarità è ravvisabile nel ricordato "Grande respiro pensile", le cui due sezioni sono rispettivamente intitolate Inspirare e Espirare, con un ritmo, qui esplicitamente fisico. Perché il tempo non è da Vicentini solo postulato in termini di astratta, convenzionale misurazione, ma un coinvolgimento sinestetico. Ed ecco le "Sonde", che da anni ormai accompagnano l'autore, e ovviamente non a caso, ritagliate come sono sulla sua statura medesima, e quindi in un certo senso "autobiografiche".

D'un autobiografismo, però, non insistito come mai in Vicentini, e per gran parte affidato al contatto protratto con quello che sarà il prodotto. Con valenze, una volta di più, temporali, nel piano lungamente lavorato, attraverso ripetuti passaggi di pigmenti, con pertinace aggiungere e coprire, a dar spessore e a trasformare, la pelle in carne, in soglia: che rimanda ad un al di là, ad un al di sotto, ma pure ad un al di qua, ad un di sopra. Per l'aggetto dei supporti, anche per il loro proporsi tridimensionale, che con la bidimensionalità della superficie dialoga. E sono assottigliamenti talora sensibili, con forme a cuneo, talvolta invece appena avvertibili, in minuti scarti che modulano, o scandiscono, o semplicemente articolano il piano, anche nel gioco tra porzioni del supporto a nido d'ape lasciate visibili e quanto è elaboratamente dipinto.

Col che Vicentini si inserisce con personalissimi accenti in una situazione tutt'altro che largamente frequentata, ma neppure esclusiva, come già m'è capitato qualche mese fa di evidenziare in una mostra che sin dal titolo "On-Off" suggeritomi proprio da Vicentini - voleva proporre qualche esempio - tra essi appunto quello del nostro pittore - di artisti giovani che rifiutando insieme l'espressività incontrollata e lo stallo entro confini d'una riduttiva "specificità" saggiavano questo "sopra-fuori", che può essere anche - e lo è in Vicentini - un puntare al "dentro-fuori". Oltre osservavo, latitudini minimaliste o esclusivamente, volta a volta, analitiche, oggettuali, geometriche, sensibilistiche, ambientali o altro. E piuttosto all'insegna del coagire di significanza e di riduttivismo, di gusto per il fare e di inclinazione al pensare, di risoluzione nella prassi e di attenzione alla teoria, in una congiunzione e conciliazione dei contrari: cioè al di là di fedi contrapposte in certezze postulate come esclusive e incontaminabili.

Ed è credo, il modo oggi migliore, l'unico forse, per ribadire i valori della ragione senza farne un feticcio: cioè in sostanza, senza ribaltarli nel contrario, senza 

rendere astratto qualcosa che è valido, ha un senso se incarnato nella varietà, nella complessità nelle contraddizioni anche, che sono dell'uomo, e quindi dell'artista. Dove la fantasia, l'invenzione, e con esse l'emozione, la partecipazione affettiva non risultano coartate; e dove per converso il progetto si incarna intimamente nella vita. Col risultato d'una unità-non solo di pittura ma nemmeno unicamente d'interazione esistenziale-che è quella che soprattutto caratterizza l'opera di Vicentini.


Testi critici

Claudio Cerritelli, Permutazioni e resistenze sulla pittura di Giorgio Vicentini Claudio Cerritelli, Il colore crudo di Giorgio Cecilia De Carli, Non ho parole Flaminio Gualdoni, Vicentini, un diario intimo per svelare le emozioni con la forza dei colori Giorgio Vicentini, Se Sergio Vanni, Le carte nascoste di Giorgio Licia Spagnesi, Il colore di Giorgio Martina Corgnati, Le intenzioni Sara Honegger Chiari, Poi arriva la pittura Vittoria Broggini, L'orizzonte comprensivo di Giorgio Cecilia De Carli, Piccole conversazioni a proposito dell'installazione IN CORPORE EXPO 2015 Ettore Ceriani, Giorgio Vicentini e il sogno della realtà Marina De Marchi, A Castello Grazia Massone, Custodire Giovanni Maria Accame, L'esperienza della pittura Claudio Cerritelli, Scintille Riccardo Prina, Assalto e Difesa Vittoria Broggini, Appunti di Volo Claudio Cerritelli, Catturando il divenire della pittura - Catalogo "Cattura", Studio d'Arte del Lauro, ottobre 2017 Francesco Tedeschi, Diario critico bisestile dell'anno 2000 ed. Campanotto, Udine 2012 Erika La Rosa, Non basta un solo tentativo per catturare l'orizzonte - Varesenews, 21 novembre 2017 Mauro Bianchini, Volatilità di segno e percorrenze di forme Giorgio Vicentini, Claudio Cerritelli, Marina Pierani, Incontriamoci dove inizia l'orizzonte Chiara Gatti , Come nasce e si sviluppa un'opera d'arte - La Repubblica, giovedì 21 marzo 2019 Lupus in Fabula, Ilias Cocchi Pontalti Luisa Negri, Un secolo di pittura. Varese nei colorii dei suoi artisti Cristina Sissa, Genesi - Catalogo mostra - Studio d'Arte del Lauro Carla Tocchetti, Gli Arazzi Volanti di Giorgio Vicentini al Battistero di Velate giugno 2019 Paolo Biscottini, Colore Crudo luglio 2007 Claudio Del Frate, Erano dimenticati in manicomio. Oggi espongono alla Biennale - Corriere della Sera, Milano 15 luglio 2005 Elena Pontiggia , Giorgio Vicentini, l'Essere e il Nulla Chiara Gatti, Visita in studio Simonetta Lux , Lo dirò a tuo padre - Catalogo ERRORI GRAVI ©1998 ISBN 88.7269.079.X FEDA SA - Fidia Edizioni d’Arte - Lugano Luisa Negri, Le "fondamenta occidentali" di Giorgio Vicentini - Varese Focus, OTTOBRE 2020 Cristina Casero, La confessione - Decima Biennale d'Arte Sacra - Fondazione Stauros, Santuario San Gabriele (Te) Settembre 2002 Elena Di Raddo, Scheda opera dittico Vestali, L'arte moderna in Intesa SanPaolo, L'Ultimo Novecento, Mondadori Electa S.p.A. Milano 2013 Erika La Rosa, I colori si fidano di lui, Varesenews 8 aprile 2021 Mario Chiodetti, Vicentini, eterno bambino che gioca con luce e colori Isabella Colonna Preti , Colore crudo - Galleria Duetart, Varese Sara Honegger Chiari , Le amnesie del perimetro - 7 giugno 1996 Luca Cavallini , Museo della Permanente - Milano 9 marzo 2022 Matteo Giuseppe Dall'Ava per Teelent , Un astrattista molto concreto - 19 gennaio 2022 Luciano Caramel, Centottanta gradi - Gennaio 1990 Luisa Negri , Quell'arte nel nome del figlio - 8 agosto 1992 Giorgio Vicentini, Sorgente Lucio Fontana - Aula Borsi. Università Cattolica, Milano gennaio 2019 Andrea Bortoluzzi - Libreria Carù, La voce della carta
Giorgio Vicentini visual artist