Erika La Rosa

I colori si fidano di lui, Varesenews 8 aprile 2021

È tutta una questione di fiducia. I colori si fidano di lui, se l’arancio e il blu sono i suoi prediletti, Giorgio Vicentini conosce profondamente il carattere, i sentimenti e la musica di tutte le tinte. Il suo studio è colmo di colori che, tra le sue mani, diventano carne e danno forma alle sue idee.Sabato 24 aprile la Galleria Ghiggini di Varese presenta una mostra personale dell’artista dal titolo “Sono qui” e per l’occasione lo abbiamo incontrato, virtualmente, in una videochiamata.

Partiamo proprio dal titolo, dove sei in questo momento?

Sono qui, ovviamente. In questo momento sono in studio, come la maggior parte della mia giornata ma ho scelto questo titolo per la mostra come se fosse una dichiarazione. L’esposizione svela molte cose, in questi mesi ho lavorato tantissimo, ho sperimentato e realizzato nuove opere. Per la prima volta espongo molti disegni mai visti dal pubblico.

Quanto è importante per te il disegno?

Moltissimo. Il disegno svela la tecnica. È fondamentale per arrivare a quell’elemento costruttivo del colore che è proprio del mio lavoro. Nulla è lasciato al caso e il colore esige una sua struttura. Il disegno è per me come un seme che, se coltivato, germoglia e dona i suoi frutti.

Tra i colori qual è il tuo migliore amico?

Se devo scegliere l’arancio, quello potente delle arance di Sicilia che poi negli anni è maturato fino al color caco, immerso nel blu del mare. Alla Sicilia infatti devo molto. A 20 anni vissi per un mese a Cefalù frequentando la bottega di un pittore. Lui dipingeva barche, un soggetto lontano da me, ma la sua luce mi è sempre rimasta dentro.

Molte di queste opere sono nate durante il lockdown. Come hai vissuto questo momento?

Ho la fortuna di avere lo studio a otto passi da casa. Quindi ho potuto sempre lavorare. Questo periodo però di costruzione mi ha aperto una maggiore libertà di espressione. In questi mesi ho lavorato molto ma ho anche fatto “pulizia”. Ho scartato dei lavori, ne ho ripresi in mano altri che avevo tralasciato, altri ancora ne ho buttati. Ho ritrovato per così dire me stesso, è stata una prigionia costruttiva.

Quali opere potremo vedere in mostra?

Oltre ai disegni, sono opere di 80×80 cm una misura che mi permette di avere uno sguardo complessivo. L’uso del colore per me è strutturato, non è un semplice decoro, pertanto mi serve avere una visione totale. Ho scelto il legno, invece della tela perché mi permette di intervenire con maggior forza e determinazione. Ci sono anche lavori di piccolo formato.

Giorgio Vicentini, figlio della borghesia varesina, voleva fare il criminologo. Intraprende gli studi di giurisprudenza fino a quando parte per il militare. La vita di caserma, l’uso delle armi, le marce non fanno parte del suo spirito e per lui sono mesi durissimi. Proprio in caserma conosce Roberto Botto, un’artista di La Spezia con il quale si avvicina alla pittura. Con lui si ritrova a dipingere, a saltare le uscite perché rapiti dal lavoro con i colori, è lì che capisce che è quello che vorrà fare nella vita. Il padre non accetterà di buon grado questa scelta ma Giorgio comincia a studiare, a guardare i grandi maestri ad appassionarsi al mondo e a regalarci le sue opere.

 

 

 

 


Testi critici

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